IL TERRITORIO DEL GOCEANO

L’attrazione più importante è rappresentata dal Castello di Burgos

L’attrazione più importante è rappresentata dal Castello di Burgos

L’itinerario ha inizio fin dall’incontro con la guida, sulla Piazza principale di Burgos, addentrandosi per le vie strette del centro storico che conducono fino ai piedi del Castello omonimo, o del Goceano, e alla descrizione storica e architettonica della fortezza più imprendibile del Regno di Torres: tra le più pittoresche e meglio conservate in Sardegna, è arroccata su uno sperone granitico del versante sud-ovest di Monte Rasu, e domina l’intero territorio del Goceano a circa 644 metri sul livello del mare.

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La Valle del Goceano con i Paesi di Anela, Benetutti, Bono, Bultei e Nule

La  Valle del Goceano con i Paesi di Anela, Benetutti, Bono,  Bultei e  Nule

La foresta di Anela, istituita nel territorio del Comune e dichiarata inalienabile dalla legge 4 marzo 1886, fu successivamente ampliata con l’acquisizione di altri terreni di Bono e Bultei.

Raggiunge l’altitudine massima nella Punta Masiedda (1158 m), ma la maggior parte del territorio si trova a circa 1000 metri in un ampio altipiano, da cui le acque defluiscono dando luogo ai principali affluenti del Coghinas e del Tirso. Tutta l’area è ricoperta da leccete piuttosto fitte, in parte frammiste a piante di agrifoglio, mentre alcune parcelle rimboschite ospitano esemplari alloctoni di faggio, castagno, cedro dell’Atlante, pino nero e abete, che hanno ricreato in Sardegna un lembo di bosco appenninico.

Nei pressi del Centro servizi principale, accanto alla caserma della Guardia Forestale munita di una piattaforma base per decollo ed atterraggio degli elicotteri, c’è un campeggio montano in prossimità di un laghetto artificiale.

 

Bultei e Benetutti

Le fonti termali di San Saturnino vantano una storia millenaria, note fin dall’antichità con il nome di “Aquae Lesitanae”, probabilmente il più antico stabilimento in Sardegna: lo testimoniano frammenti di colonne di varie forme e materiali, iscrizioni in latino e soprattutto il particolarissimo”Taepidarium”, impreziosito da gradini di marmo ed ubicato proprio di fianco all’odierno stabilimento termale.

Nella piana, l’acqua salso-bromo-iodica scorreva allora da circa 110 fonti, alcune delle quali conservano ancora il nome tradizionale collegato alle parti del corpo a cui portavano beneficio, e le cui proprietà terapeutiche sono tuttora riconosciute: si trovano quindi le fonti de su anzude sa concade is nervios, de s’istogomo, de sa entre, de sa gutta e de sas dentes .

Oggi, le otto sorgenti di acqua termo minerale che sgorga a temperatura variabile tra 34° e 43° C sono sfruttate in parte dagli stabilimenti termali della zona, e in parte sono accessibili liberamente da tutti: la composizione solfurea de Su Anzumannu, la sorgente principale e più calda tra tutte, è ideale per la cura delle malattia della pelle, reumatiche, osteoarticolari e disturbi del sistema circolatorio.

Il panorama è dominato dalla chiesetta di San Saturnino, in agro di Bultei, che sorge isolata sulla sommità di un’altura, edificata sulle rovine di un preesistente nuraghe nell’ XI secolo dagli abitanti di Usulvì o Usolvisi, paese abbandonato forse a causa di una pestilenza e andato distrutto già in epoca medievale.

Nell’abitato di Benetutti, merita una visita la parrocchiale di Sant’Elena Imperatrice, edificata nel periodo tra il 1400 e il 1681 circa. La parte più antica, costituita da archi in trachite lavorata e affreschi, è venuta alla luce a seguito di lavori di restauro eseguiti nel 1983.
All’interno è custodito un grande retablo del Cinquecento composto da quattro tavole del Maestro di Ozieri, personaggio di primo piano nella storia della pittura in Sardegna: la Crocefissione, Sant’Elena, Invenzione della Croce e la Prova della Vera Croce.

 

NULE

Nule è uno dei centri più rinomati di tutta l’Isola per la lavorazione artigianale del tappeto.

Di lana esclusivamente sarda, è tessuto interamente a mano da abilissime artigiane che lavorano su telai verticali, ancora simili a quello raffigurato su un vaso greco del VI secolo a.C.

Quasi unico in Sardegna per questa sua particolarità, il tappeto a stuoia di Nule è a doppia faccia, cioè in esso l’intreccio tra trama ed ordito crea un tessuto i cui versi tra loro sono esattamente identici ed opposti.

I colori, vegetali o con tinture chimiche, sono tutti di sicuro gusto cromatico: in essi spiccano il bianco sporco della scorza d’euforbia, il rosso delle radici della feruledda, il marrone delle score d’alloro, il giallo della feruledda ed il nero del cisto e del lentischio.

La produzione tessile goceanina, di cui Nule rappresenta a pieno titolo la “scuola” di punta, ha mantenuto nel tempo caratteri propri e non ha risentito, a differenza di altre creazioni isolane, degli influssi bizantini, romanici, rinascimentali, barocchi: per questo si può ritenere certamente il più alto esempio di artigianato d’arte in Goceano.

Oltre che per la tessitura, il paese si distingue per l’ottima produzione di formaggio pecorino, le gustose provolette ed i dolci tipici, tanto da indurre gli abitanti a promuovere da ormai diversi anni l’evento “Idda ‘e manos bonas ”, con laboratori artigianali, esposizione di prodotti dell’enogastronomia, esibizione di cori e gruppi folk tra le vie del centro abitato.

 

 

 

 

ILLORAI  CON IL SUO PONTE ROMANO

Il ponte si trova sul fiume Tirso, in località “Sa Terra Mala “, ad una distanza di 6 km dal centro abitato di Illorai.

In origine edificato dai Romani, il ponte ha subito distruzioni e rifacimenti per diversi secoli fino alla piena età medievale quando, per opera di maestranze pisane, ebbe la sua sistemazione definitiva nel XII secolo. Consta di tre arcate a sesto acuto: quella centrale più ampia ed alta (m 6,25 di altezza per m 5,50 di diametro), mentre le due arcate laterali, più ridotte, avevano funzione di sfiatatoio quando la portata del fiume aumentava notevolmente minacciando di rendere impraticabile il ponte.

La sua robusta struttura a schiena d’asino poggia sulla roccia granitica delle sponte del fiume. Vittorio Angius riferisce una tradizione antica, ma non confermata da dati storico-archeologici, che attribuiva la sua realizzazione alla volontà di Eleonora d’Arborea, mentre il generale La Marmora scrisse che “il ponte vecchio di Illorai è incrollabile, perché l’architetto scelse il sito opportuno dove l’innalzarono, cioè fra due rocce granitiche cui è appoggiato. Sarà un monumento eterno, che ricorderà la previdenza degli antichi di fare opere, durature ai posteri”.

A ragione di ciò, oggi lo si può ammirare intatto per tutti i suoi 35 m di lunghezza: Ponte Ezzu dimostra di essere, relativamente alle strutture di questo tipo, forse la meglio conservata in Sardegna, nonostante abbia dovuto contrastare per secoli le frequenti ed abbondanti piene del fiume.

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